Una delle qualità più incantevoli e pure che un artista possiede è quella di avere un occhio capace di cogliere la sintesi che si trova nella realtà che ci circonda e di far in modo che questa stessa sintesi risulti esaustiva a chi la contempla. Questo è il caso di Giovanni Crisostomo, pittore palermitano che, con il suo lavoro, offre il suo sguardo della vita con opere che partono dalla natura e da momenti della vita quotidiana, i quali sono scelti con attenta e concentrata cura: difatti, come scrive Silvana Toppetti, “i suoi per la maggior parte quadri felici in cui le cose importanti e significative sono proposte con la semplicità e la sicurezza di averle ragionate.
Un artista molto complesso così come lo sono le sue opere, ricche di riferimenti culturali e influenze dall’arte del passato. Del resto, è normale che un artista sia suggestionato – chi più e chi meno – dai grandi maestri che lo hanno preceduto, il cui studio può essere utile a trovare la propria strada e il proprio stile. Anche Crisostomo risente di questa eredità: ad esempio, durante il suo soggiorno a Parigi negli anni ‘70, ha modo di vedere dal vivo le opere di artisti del calibro di Jean-Auguste-Dominique Ingres, di cui riprende l’importanza data alla linea, al tratto e al disegno, di Paul Cezanne, di cui tiene particolare conto l’utilizzo della replica dello stesso soggetto nelle sue implicite possibilità formali (si pensi alle numerose opere in cui Crisostomo realizza alcuni volatili, come la colomba o le diverse nature morte) e di Henri Matisse, di cui coglie perfettamente l’individuazione dell’essenza lirica e poetica dell’immagine.
Inoltre, si possono trovare anche delle influenze dei CoBrA, movimento artistico d’avanguardia che professa un ritorno all’arte primitiva e al disegno infantile: se prendiamo il quadro di Crisostomo “Il nudo giallo” (1961) e lo mettiamo a confronto con “Animals” (1953) di Karel Appel – uno dei fondatori del gruppo – notiamo delle similitudini dal punto di vista stilistico, poiché entrambe sono immagini in sospeso fra la figurazione e l’astrazione, prive di ogni descrittivismo, realizzate con pennellate dense di colore e spesse linee nere. Ugualmente interessanti i dipinti realizzati in virtù della sua passione per la cultura spagnola, come “Il toro” (1980) e “Toro e torero” (1965), nata non solo grazie ai suoi numerosi soggiorni in Spagna, ma anche grazie alla sua terra d’origine, la Sicilia, un luogo che, per la sua storia, è stata centro di incontro per la cultura araba e spagnola.
Per quanto riguarda colore, anche in questo caso nulla è frutto di un impulso specifico o di un momento particolare: si tratta un colore che è il prodotto di uno studio attento e sapiente. Difatti, egli ha esaminato con attenzione i colori delle miniature medievali, di Piero della Francesca e di Raffaello, dei quali, insieme agli artisti già citati precedentemente, è riuscito ad individuare una sintesi armoniosa ed equilibrata.
Giovanni Crisostomo, dunque, è un artista complesso sotto tutti i punti di vista, una persona dotata di una vastissima cultura che è il risultato di studi che hanno ricoperto momenti della storia dell’arte molto importanti, ma è anche una persona che possiede anche una curiosità e una sensibilità nei confronti della realtà che, si potrebbe dire, solo l’arte poteva tirar fuori e restituire alla realtà stessa.
Anna Castellani




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