Reginald Heber ha scritto che “la primavera apre i fiori per dipingere un terreno sorridente”. Ed è proprio in concomitanza con l’arrivo della bella stagione e in occasione del concorso internazionale d’arte Tamara Art Award – nato per rendere omaggio alla celebre artista polacca art déco Tamara de Lempicka – che MICRO inaugura la mostra personale del pluripremiato artista polacco Ernest Zawada dal titolo “L’energia del colore”, curata dall’architetto Margherita Blonska Ciardi.
Già dal titolo si intuisce che il minimo comune denominatore delle opere esposte è il colore, di cui Zawada cerca di cogliere l’energia nel vero senso della parola: le sue tele sono infatti caratterizzate da accostamenti cromatici contrastanti che restituiscono una brillantezza e una lucentezza che si irradia per tutta lo spazio e che avvolge l’osservatore, il quale non può fare altro che perdersi al suo interno.
Lo scopo dell’artista e del suo lavoro è quello di studiare il colore nel profondo, capire quali effetti ha la luce su di esso e restituirli su tela, in modo tale che anche gli altri possano vedere questo spettacolo cromatico. Non solo, sono opere che creano un legame intenso ed emotivo con lo spettatore: il colore, come ben si sa, in base alla tonalità, all’intensità, alla gradazione e alla brillantezza, può suscitare emozioni di qualsiasi tipo, evocare dei ricordi o dei profumi solo grazie ad un semplice contatto visivo, e tutto ciò grazie all’utilizzo del colore come medium privilegiato.
Ecco perché le opere di Zawada sono così di impatto: si viene catturati da un flusso di energia, di luce e di colori che tira fuori le sfumature dell’animo di chi li osserva.
Conosciamo ora più da vicino l’artista.
Ernest Zawada si laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Varsavia, ed è durante il suo percorso accademico che inizia la sua carriera artistica, ricevendo già da studente i primi premi e riconoscimenti. Dopo la laurea, ha iniziato a esporre i suoi lavori prima in Polonia, la sua nazione, poi nel resto dell’Europa e del mondo (ad esempio Londra, Bruxelles, Vienna, Washington e New York): comincia quindi a farsi conoscere e ad affermarsi sempre di più.
Dal momento che nel suo ampio orizzonte espositivo era compresa anche l’Italia, circa quattro anni fa ha contattato personalmente l’architetto Margherita Blonska Ciardi, poiché era conoscenza del suo lavoro come curatrice e, in occasione di una mostra a Venezia, Zawada ha inviato quattro opere da poter mettere in mostra. La curatrice ha confessato che all’inizio aveva visto i suoi lavori solo in fotografia, ma, come si sa, l’arte va vista e vissuta dal vivo, per poterne cogliere a pieno l’essenza e apprezzarne anche la qualità materiale. Di fatti è stato solo quando la curatrice ha disimballato le opere che ha potuto vedere con i suoi occhi la forza e la luminosità delle pennellate dell’artista.
Le sue opere, dunque, sono una gioia per la vista, ma anche lavorare con Zawada è stato un piacere, come ha affermato la curatrice, la quale lo ha descritto come una persona molto disponibile, affabile e modesta, nonostante ricopra incarichi molto importanti – egli, infatti, svolge da anni un importante ruolo didattico come professore e decano dell’Università di Bielsko Biala, partecipando a tanti progetti e scambi internazionali. Insomma, l’artista ideale con cui ogni curatore vorrebbe lavorare.
A testimonianza di ciò, malgrado i suoi numerosi impegni, Ernest Zawada ha gentilmente trovato del tempo per rispondere a qualche domanda circa le opere che ha esposto negli spazi di MICRO.
Quali sono i riferimenti artistici e culturali che l’hanno maggiormente influenzata nel corso del tempo? La mia arte è fortemente influenzata dalla pittura contemporanea, in particolare dalle tendenze minimaliste. Sono anche interessato all’arte ottica e alla pittura della materia. Il mio scopo è quello di trovare una sintesi tra colore, materia e luce.
Una cosa che da sempre trovo affascinante è il processo creativo che porta l’artista alla realizzazione di un’opera arte. Dunque, come nasce una sua opera? Le mie opere nascono per lo più dall’osservazione delle relazioni cromatiche che si trovano in natura, poi le trasporto sulla tela, trasformandole in arrangiamenti astratti di armonie pittoriche.
La cosa che salta subito all’occhio quando si guardano le sue opere sono sicuramente i colori brillanti e sgargianti che ha utilizzato. Quale è il suo rapporto con i colori? In effetti, come lo detto nella precedente risposta, il colore è l’oggetto del mio studio e del mio lavoro, ecco perché ho realizzato questa serie di opere che ho esposto a Roma tutta dedicata all’effetto della luce sul colore.
Nel realizzare queste opere si è ispirato a qualche artista del passato? Ad esempio Mark Rothko? Si certo, anche perché Rothko è sempre stato il mio artista preferito, infatti anche nel suo caso il colore era al centro della maggior parte delle sue opere, come nel caso dei suoi “color field paintings”, dipinti in cui l’artista utilizza un solo colore (o una gamma cromatica molto ristretta). Attraverso il solo uso del colore, egli era in grado di trasmettere emozioni e il senso tragico della vita.
Oltre alla sua attività come artista, lei è anche professore e decano presso l’Università di Bielsko Biala. Come fa a conciliare entrambe le sue professioni? La pittura è la mia passione. Mi sono formato presso l’Accademia di Belle Arti di Varsavia, quindi fare l’artista è sempre stato il mio più grande sogno e desiderio. Tuttavia, anche il lavoro accademico e l’insegnamento ai miei studenti sono di immenso valore per me, quindi cerco di conciliare queste professioni il più possibile, e fin ora ci sono sempre riuscito.
La sua arte è pura ricerca attraverso i mezzi tradizionali della pittura manuale. Cosa pensa invece dell’arte digitale? Molti sostengono che il digitale è il nuovo strumento di cui l’arte del futuro si servirà nella realizzazione delle opere, tuttavia, io credo fermamente che la traccia della mano nella pittura tradizionale debba ancora essere considerata qualcosa di unico e pieno di individualità. L’arte digitale offre sicuramente tante possibilità, ma, per ora, sarebbe difficile vederla come atti creativi unici.
Ritiene che il tanto atteso “metaverso” di cui si parla molto ultimamente e le nuovissime forme d’arte possono incontrarsi con le altre? Le forme d’arte contemporanee che influenzano le nostre vite devono coesistere, perché consentono una migliore comunicazione e riconoscimento della nostra realtà. Tuttavia, l’individualità e l’unicità della traccia umana e del gesto artistico sono importanti quanto l’uomo stesso. Perché, altrimenti, così tante persone vengono ancora a Roma per vederla, toccarla e viverla? Dopotutto, potrebbero scegliere di vederla nel mondo virtuale, invece scelgono la realtà.
Cosa si aspetta da questa mostra a Roma? La mostra qui a Roma è stata un’importante promozione, poiché, come si dice, tutte le strade portano a Roma. Spero di continuare ad avere la possibilità di esporre in Italia per poter far conoscere al pubblico italiano sempre di più le mie opere.
Quali sono i suoi progetti per il futuro? Sicuramente continuare a sviluppare la mia creatività e la mia arte. Per ora ho in programma due mostre personali, una a Budapest e una a Buenos Aires, poi vedremo. L’unica certezza che ho per il futuro è che non smetterò mai di dedicarmi all’arte.
Anna Castellani







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